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Questo cuore fatto di carne ferita. Il Counseling Filosofico a sostegno del paziente con patologia acuta cardiovascolare. Enrica Formentin

cuore
E’ noto che, dopo un evento cardiovascolare acuto che ha condotto una persona al ricovero, le terapie prescritte e le raccomandazioni suggerite dall’equipe sono spesso difficili da seguire. Non sempre il paziente dimesso dall’ospedale comprende bene ciò che gli è successo; né, tantomeno, trova motivazioni forti per mettere in atto un percorso volto a modificare uno stile di vita. Ecco quindi che diventa fondamentale offrire un’azione di sostegno “globale” al paziente.

Il Counseling Filosofico, una delle metodologie più all’avanguardia nell’ambito delle professioni d’aiuto, sebbene vanti una tradizione millenaria che risale alla saggezza delle antiche scuole di vita e di pensiero dei filosofi greci, trova oggigiorno il suo impiego in ambito sanitario.

La filosofia applicata, attraverso il dialogo, valuta i bisogni e le potenzialità del paziente, recuperando risorse sconosciute e capacità creative inespresse, aiutando a non concepirsi come vittima di eventi ma facendo emergere le proprie risorse positive. E’ nel e dal problema reale che nasce la riflessione filosofica: non si tratta di una filosofia fine a se stessa e lontana dalla realtà ma di un atteggiamentoche consente di agire e intervenire sulle questioni della vita della singola persona.

Le peculiarità che caratterizzano questa metodologia/relazione d’aiuto la rendono efficace nell’affrontare le problematiche esistenziali delle “situazioni limite” del fine vita, della terminalità e delle malattie cronico-degenerative. Per questa ragione, sono numerosi i reparti ospedalieri e gli hospice che hanno introdotto la figura del Counselor Filosofico nelle equipe.

Il percorso di evoluzione personale è teso a trasformare un periodo di crisi in una “scelta”, tracciando quel disegno del “vivere bene” definito dagli antichi greci Euzen o “Arte della Vita”.

Dopo un’esperienza ventennale tra i pazienti con patologia cardiovascolare acuta, è nata l’esigenza nella mia equipe medico-infermieristica di proporre il Counseling Filosofico all’interno di un progetto di prevenzione secondaria, al fine di supportare i pazienti dopo l’evento acuto.

La filosofia, vista non più come una disciplina elitaria per pochi eletti ma al servizio del paziente, della “cura dell’anima”, complice nella riuscita della cura del suo cuore. Questo cuore fatto di carne ferita. Naturalmente gli incontri si svolgono seguendo tutti i canoni del Counseling Filosofico: individualità, riservatezza, segreto professionale, ricerca di un ambiente adeguato, sospensione del giudizio nella difficoltà del paziente nel cambiare stile di vita (ad es. smettere di fumare, abitudini alimentari, ecc.).

Il Counseling Filosofico non si improvvisa, non è una chiacchierata in compagnia della filosofia.

Platone, parafrasando, sosteneva che “la parte non può stare bene se il tutto non sta bene”. Siamo esseri meravigliosi, complessi, ma nello stesso tempo fragili e in cerca di un equilibrio infinito. La patologia acuta cardiaca destabilizza questo equilibrio. Arriva come un fulmine, ti catapulta in un mondo, quello ospedaliero, dove in breve tempo tante mani di toccano, gli aghi ti bucano, tante voci ti dicono che bisogna fare presto perché il tuo cuore può morire. Tu puoi morire.

I pazienti che incontro in reparto, come infermiera e come Counselor Filosofica, indistintamente uomini o donne, manifestano l’emozione fondamentale della paura. Una paura legata all’angoscia del passato, che ai loro occhi si presenta come futuro, come una possibilità di ripetizione dell’evento acuto. Il mio compito è cercare di far capire loro che il futuro rimane sempre ignoto, ma si può lavorare sulla loro visione del mondo del presente.

Incontro dopo incontro cresce sempre più una sana empatia che li aiuta a riprendere fiducia in se stessi e nella comprensione che da quel momento qualsiasi cosa fosse successa nuovamente avrebbero trovato persone disponibili ad accogliere, aiutare, non solo dal punto di vista medico, ma anche alleviare le loro fragilità. La malattia cardiovascolare acuta cambia la tua vita, ti ritrovi con un’etichetta indelebile, torni a casa con una “manciata di pillole” che il medico ti ha prescritto per  tutta la vita. Sì, per tutta la vita.

Al di là della motivazione personale come infermiera, la Counselor Filosofica che c’è in me ha cercato di far capire ai pazienti che non sono soli in questo turbinio di eventi per lo più negativi.

“Nessuno ti giudica se non riesci a cambiare il tuo stile di vita, quello stile sbagliato che ti ha portato a diventare un cardiopatico, ma ti aiuto con un pezzo della mia salute e un po’ del mio tempo a ripristinare la positività nella tua visione del mondo”.

Un aspetto mi ha sorpreso negli incontri. All’inizio mi preoccupava il mio duplice ruolo di infermiera/Counselor Filosofica; poi ho visto che alla semplice frase: “Sono qui per lei, sono qui per ascoltarla, come posso aiutarla?”, il viso teso del paziente si rilassava. E ho capito che la domanda: “perché proprio a me?”, esprimeva una ricerca di senso, una ricerca tesa a ripristinare la propria vita, che era possibile con la filosofia.

Nella visione collettiva il personale medico-infermieristico è visto come un dispositivo per la somministrazione di farmaci e di atti medici per far stare meglio il paziente e per eliminare il dolore. Ma il dolore non è solo fisico; anzi, quando è improvviso e inspiegabile, la ferita dell’anima è profonda e va curata in profondità.

In base ai risultati della mia esperienza, concludo che il Counseling Filosofico può ripristinare il benessere in una persona traumatizzata. I risultati ci sono stati perché con grande soddisfazione, anche a distanza di tempo, vengo contattata dai miei pazienti/consultanti, che sono riusciti a ritornare gradualmente a una vita più serena, grazie alle cure mediche, ma anche grazie alla “cura” filosofica, al percorso di consapevolezza filosofica della loro attuale vita post evento cardiologico acuto.

E allora quella domanda: “Ma perché proprio a me?”, spesso diventa: “Ecco!, mi è stata data una nuova possibilità, devo ripristinare la mia vita e la mia visione del mondo!”.  

Autrice

Enrica Formentin , infermiera di area critica cardiologica , counselor filosofico, bioeticista ,tutor di sede per studenti del corso di Laurea in  Infermieristica,  collaboratrice alla didattica disciplina infermieristica generale  primo anno Corso di Laurea in  Infermieristica Azienda Ospedaliera San Luigi Orbassano (TO). Socia Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche

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