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Miseria e nobiltà della Consulenza Filosofica. Luca Nave

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Navigando nel variegato mondo di Facebook m’imbatto nella pagina dei “Consulenti filosofici in ascolto” e nel “Vademecum: la consulenza filosofica (secondo noi)”.

Noi chi? Non ci sono nomi e cognomi, il link a un sito non è attivo. Non è un problema; se non per il fatto che non so a chi rivolgo le mie considerazioni.

Nel Vademecum leggo che:

“Consulenti filosofici in ascolto”  nella ‘voce’ di coloro che animano la pagina fb (intenti e contenuti) – si dichiara ufficialmente  estranea a tutte quelle posizioni ‘esotiche’ in cui la Filosofia e le sue pratiche vengono affiancate, tanto da volerne quasi confondere origini e finalità, a discipline di tutt’altra natura: coaching, pnl, ipnosi, colloquio motivazionale, ecc… (la lista è ricca tanto quanto la fantasia di alcuni).

Alcuni chi? Un altro dubbio d’identità. In che senso si parla di posizioni “esotiche” in Filosofia e delle sue Pratiche? Il dizionario alla voce “esotico” recita: “quanto proviene o è ispirato da paesi stranieri e specialmente dall’Oriente (con una sfumatura di ricercatezza): piante e.; costumi e.”.  

È difficile comprendere il significato di “esotico” associato alle “posizioni filosofiche” perché la filosofia è una disciplina “globale”, dove non ci sono stranieri, identici e diversi. La contaminazione culturale ne costituisce l’essenza originaria.

In realtà, se leggiamo bene l’articolo, le posizioni esotiche emergerebbero se la filosofia si accostasse a discipline di tutt’altra natura. Ma la natura di chi? Della filosofia o delle altre discipline? In particolare, il coaching, la pnl e l’ipnosi.

La filosofia è interculturale e interdisciplinare; in tutte le discipline e in tutte le arti c’è la filosofia. Il coaching contiene insegnamenti ed esercizi spirituali delle scuole filosofiche dell’antichità (cfr. Foucault e Hadot), la pnl e l’ipnosi sono fertili contaminazioni di filosofia, psicologia, medicina e neuroscienze.

In realtà, leggendo ancora di più tra le righe dell’articolo s’intuisce che le “posizioni esotiche” non si riferiscono alla Filosofia in sé ma alla filosofia che anima il “loro” modo d’intendere la consulenza filosofica.

Continuiamo la lettura.     

[…] lo scopo della consulenza, per come la intendiamo noi, è fare emergere nel soggetto una visione del mondo più ampia e consapevole in cui collocare il proprio specifico problema, in modo da promuovere l’attivazione delle risorse disponibili (personali e sociali) utili per giungere ad una sua felice risoluzione.

Questo è lo scopo di ogni consulenza filosofica, psicologica, di counseling, di psicoterapia e di coaching pnl, con o senza ipnosi. Ma poi la vaghezza si assottiglia, seppur con un andamento in negativo:

La consulenza non si presenta come ‘cura’ né come ‘terapia’; non vuole assolutamente invadere campi che non le competono (psicologia e psicoterapia) e non vuole rivaleggiare con professionisti provenienti da percorsi formativi differenti. […] l’intenzionalità terapeutica è abbandonata del tutto e, con essa, ogni volontà di risolvere problemi. La consulenza filosofica è esclusivamente un libero dialogo critico i cui soli obiettivi sono la comprensione e l’ampliamento della propria visione del mondo. Essa muove dall’assunto che pensare bene la vita sia presupposto fondamentale per vivere bene”.

Non mi soffermo né sull’“esclusivamente”né su  quest’ultimo assunto e relativi presupposti.

Le dichiarazioni rimandano a un dibattito stantio, vecchio come la Consulenza Filosofica. È una cura? È una terapia? Dove mettere gli steccati? Risolve problemi?

Appunto. Annosa questione il problem Solving.

Qui leggiamo che è abbandonata del tutto  […] la volontà di risolvere problemi. Poco sopra si diceva  che la Consulenza Filosofica “fa emergere nel soggetto una visione del mondo più ampia del problema[…]  per giungere ad una sua felice risoluzione”.

Insomma, c’è una persona sofferente che ha un problema e un consulente filosofico che, per sua ammissione, forse non dispone delle competenze per affrontare e risolvere i problemi. Impostare un libero dialogo critico  è un ottimo inizio, ma per fare cosa? Chi ha un problema vuole soluzioni e risposte dalla filosofia e dal consulente filosofico che riceve del denaro in cambio della sua prestazione. Ovviamente il filosofo non dà soluzioni oracolari né risposte profetiche. Nell’età dell’autonomia del paziente e del consenso informato neanche il medico dà soluzioni ma prospetta opzioni terapeutiche possibili. Figuriamoci se filosofi e psicologi danno risposte. In ogni caso, la consulenza filosofica che traspare dal Vademecum, nel pur contradditorio richiamo all’arte di risolvere i problemi (problem solving), riecheggia la “consulenza di processo” (Edgar Schein), ma le competenze del consulente filosofico che agisce sui processi con la filosofia  sono un po’ pochine. Leggo il riferimento alla maieutica socratica (utilizzata da un centinaio di indirizzi di psicoterapia, counseling, coaching, ecc.), alle competenze comunicative e del linguaggio (competenze di tutte le relazioni di aiuto, counseling, coaching, pnl ed esoterismi vari in primis) e a un non meglio specificato lavoro sulla visione del mondo (tralascio d’illustrare il lavoro sulle visioni del mondo ma per gli addetti ai lavori cito di sfuggita l’indispensabile Psicologia delle visioni del mondo di Karl Jaspers).

Dopo vent’anni di dibattiti, la posizione dei Consulenti in Ascolto è anacronistica. Oggi che la Pratica Filosofica si fa sul campo, i professionisti che con la Consulenza Filosofica lavorano creano profonde contaminazioni di natura intedisciplinare e interculturale tra i saperi e le pratiche. Lo studio rigoroso dei testi del counseling, del coaching, della negoziazione, del problem solving, del decision making, della pnl, delle neuroscienze, di tutte le scienze umane e pure delle arti, forniscono al filosofo preziosi strumenti che si rivelano utili nel mondo della pratica filosofica, nelle sessioni individuali e con i gruppi. Studiare a fondo il sapere degli “altri”, e mettere in pratica questo sapere in base al filosofo che si è e alla filosofia che si conosce, è il segreto di chi sa fare filosofia in pratica. Poi, che il filosofo non debba fare lo psicologo, ipnotizzare la gente in mezzo alla strada o far stendere i consultanti sul lettino psicanalitico è una banalità che non va indagata ulteriormente.  Non è certo banale invece la questione delle competenze del consulente filosofico rispetto alle altre discipline e relazioni di aiuto che è stata affrontata in scritti di tutt’altro spessore rispetto a questo mio articolo. 

La filosofia non ha mai messo steccati. Se la filosofia della Consulenza Filosofica li mettesse tradirebbe se stessa.

Pragma è aperta a ogni forma di contaminazione interculturale e interdisciplinare. Chi sa fare bene la professione del Consulente Filosofico, del Counselor Filosofico, del Filosofo Clinico o dell’Analista Filosofo non ha bisogno di copiare e scimmiottare il lavoro degli altri perché possiede metodi e strumenti per fare filosofia in pratica, come solo lui sa fare. Oggi chi lavora con la Consulenza Filosofica e con le Pratiche Filosofiche conosce bene le dinamiche che si instaurano negli ambienti dove la filosofia diventa realmente pratica (aziende, ospedali, scuole, carceri ecc.): il consulente filosofico non “rivaleggia” e non invade il territorio di nessuno perché sa fare il suo lavoro e gli altri professionisti riconoscono che svolge un lavoro diverso rispetto al proprio. Certo che se non sai fare, devi copiare quello che sanno fare gli altri.

Alla fine dell’articolo si legge, infine, un curioso richiamo all’interdisciplinarietà e al dialogo: “Consulenti filosofici in ascolto” è una realtà aperta al dialogo, alla collaborazione, alla cooperazione, alla condivisione; una pagina desiderosa di promuovere e coltivare l’educazione all’interdisciplinarietà”.

Il dubbio sull’identità ritorna: “con chi volete dialogare?” Se si prendono le distanze dalle posizioni “esotiche” non si può dialogare. Per dialogare e per essere e pensare in maniera interdisciplinare non bisogna “chiudere” ma “aprire”. Bisogna saper pensare e agire in maniera “complessa”. Pragma vive la complessità insita nella missione di fare filosofia in pratica.

L’apertura al dialogo con tutti è massima!

Visto che oggi non ci si limita a parlare di Consulenza e Pratiche Filosofiche ma si realizzano progetti che attingono ai saperi e alle pratiche più disparate, pur mantenendo una rigorosa identità filosofica, riporto alcuni esempi di professionisti che con la filosofia in pratica ci lavorano.

Chi sa fa. Chi non sa fare insegna (e scrive su Facebook).

I lavori dei Consulenti Filosofici

La consulenza filosofica, la consulenza aziendale, il coaching, la comunicazione

La consulenza filosofica e la sessuologia

La consulenza filosofica e la psicologia 

La consulenza filosofica, la bioetica e la filosofia clinica

La consulenza filosofica e l’ipnosi

La consulenza filosofica e la pedagogia

 Questa lista, incompleta, è in progress.



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