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La ripetizione creativa. Stefania Contesini.

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La cattiva fama della ripetizione

La routine, intesa come ripetizione di gesti e comportamenti, non gode di buona fama. Da tempo è considerata qualcosa di alienante da cui fuggire, perché abbruttisce nel corpo e nello spirito. Immediatamente viene alla mente la catena di montaggio di Tempi Moderni con il povero   Charlot condannato a stringere bulloni a ritmi disumani. Il fordismo è alle spalle ma la routine che imbruttisce non è estinta. L’era digitale, che secondo i suoi più entusiasti sostenitori dovrebbe liberarci dai lavori più routinari a favore dei robot, non manca di riproporla sebbene sotto diverse spoglie. Non nelle fabbriche, sempre più automatizzate, ma davanti a un computer a svolgere per pochi soldi micro lavori che consistono nel taggare, trascrivere, rivedere e ordinare contenuti digitali per alimentare software sempre più intelligenti. Una ruotine fatta di gesti ripetitivi che non richiedono particolari abilità e non producono alcun tipo di apprendimento.

La ripetizione e l’esercizio

E tuttavia, la ripetizione non è soltanto da condannare. Esiste una “ripetizione positiva”, che non solo va tollerata ma incoraggiata come occasione di apprendimento, sviluppo di abilità e persino come sorgente di creatività. È la ripetizione non passiva, quella che Sloterdijk chiama “ripetizione ripetente” distinguendola appunto dalla “ripetizione ripetuta”.

Molti sono stati i pensatori che hanno mostrato il carattere differenziale della ripetizione, ossia lo scarto di novità e diversità che si crea ripetendo. Richard Sennet nel suo testo L’uomo artigiano lega efficacemente la questione della ripetizione all’acquisizione di capacità, al diventare capaci di fare bene qualcosa. Egli definisce l’abilità “una capacità pratica ottenuta con l’esercizio”. Il concetto di ripetizione quando è connotato positivamente si sovrappone, o meglio, slitta nel concetto di esercizio. Si tratta di un concetto centrale per la filosofia fin dalle sue origini, l’esercizio è la pratica indispensabile per dare forma a se stessi, per trasformarsi e governare se stessi. L’abilità man mano che viene sviluppata attraverso l’esercizio, si rafforza. Questo avviene perché il contenuto di ciò che viene ripetuto cambia. Sennet fa l’esempio del giocatore di tennis che ripetendo più volte un servizio impara a indirizzare la palla in modi sempre nuovi.

Le condizioni di una ripetizione positiva

Che cosa fa sì che la ripetizione non si risolva in qualcosa di puramente meccanico, che quindi non solo non porta alcun miglioramento ma addirittura ammorba chi la pratica?

Due sono le condizioni fondamentali.

 a) La prima richiede che durante la ripetizione si mantenga un atteggiamento vigile, quell’atteggiamento che permette di accorgerci di eventuali errori e degli aspetti da migliorare. Un ruolo importante lo assume lo sguardo dell’altro, il confronto con lui, e in certi casi la sua supervisione. Per tornare all’esempio del tennis la presenza del maestro che osserva e corregge i movimenti via via ripetuti permette di non perpetuare comportamenti imperfetti. Un ruolo simile è svolto anche dall’interiorizzazione dello sguardo (esperto) altrui, così da vedere se stessi e il proprio modo di operare attraverso i suoi occhi.

In sostanza la ripetizione positiva è una ripetizione non meccanica bensì concentrata, vigile. A questo proposito Sennet, rifacendosi alle influenze del pragmatismo americano, parla del ritmo azione-sosta-indagine-azione come di un ritmo necessario a caratterizzare l’acquisizione di abilità complesse.

 b) La seconda  condizione essenziale per una ripetizione positiva è che “la pratica non deve essere organizzata per raggiungere un fine prefissato”, altrimenti una volta raggiunto la persona non espanderà ulteriormente la propria abilità. L’espansione si dà soltanto se l’esercizio è strutturato come un “guardare avanti”. Questo aspetto mette bene in evidenza il legame tra l’acquisizione di un’abilità e il sistema dell’organizzazione del lavoro: se il guardare avanti è impedito da forme di lavoro frammentate, precarie, insicure, poco sfidanti, l’abilità non crescere perché mancano le condizione per la sua fioritura.

Ripetizione ed esperienza

Se dunque la ripetizione va a braccetto con la riflessività, col vedersi agire, se è insieme aperta e  proiettata in avanti, allora si trasforma in abilità accresciuta. Questa, a sua volta, favorisce la sperimentazione e libera la creatività, cosicché le difficoltà da ostacolo si trasformano in sfida. L’attività si perfeziona, le abilità crescono, i prodotti e servizi realizzati sono di qualità.

In questo modo la persona acquista esperienza, diventa esperto. Ripetere una serie di attività, anche per molto tempo, non è di per sé garanzia di esperienza. Non tutte le esperienze hanno lo stesso valore, e anzi in certi casi l’uso della parola esperienza non è nemmeno appropriato. Solo dove l’esercizio ripetuto possiede certe caratteristiche essa può dirsi tale, producendo un reale guadagno in termini di competenze e di performance.

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