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La Filosofa in Cucina 3 – Hegel. La cosa in sé, ovvero la pizza margherita – Di Giovanna Borrello

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La pizza, da emblema di Napoli, è diventata per certi versi l’emblema del periodo di quarantena. 
Gli italiani, in isolamento, non potendo recarsi il sabato in pizzeria, si sono cimentati in casa con un “fai da te”. In 24 ore sono perfino scomparsi dal supermercati lieviti e farine! 
La pizza è un cibo antichissimo: il termine deriva da “pita” che rimanda a una schiacciata, cotta sulla pietra, che pare abbia avuto origine sulle sponde del Nilo, dalla fermentazione di farine bagnate dalle acque in piena del fiume che inondavano le provviste degli antichi Egizi. 
Ma la vera “pizza napoletana” nasce in associazione al pomodoro, che è stato importato dall’America qualche secolo dopo la sua scoperta. Si crede che sia stato importato in Italia dal Perù nel XVI secolo.
Per la famosa  Margherita, poi, bisogna aspettare il 1889. Fu inventata da un certo Raffaele Esposito che la chiamò così in onore di Margherita di Savoia, regina d’Italia, il cui vessillo tricolore viene ben rappresentato dal bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro e il verde del basilico.
Cantata da poeti e musicisti napoletani, la pizza ha però anche un traslato negativo, sta ad indicare la
pesantezza. Non è , infatti, un alimento leggero, dal momento che può sostituire un intero pasto.
In senso traslato, può indicare anche la “difficoltà di digestione” di un brano letterario o filosofico.
Ecco perché ho pensato ai saggi, autorevolissimi ma spesso complessi per i lettori, del nostro Hegel,
uno dei filosofi più inaccessibili della storia della filosofia.
“La scienza ,infatti, contiene il pensiero, in quanto esso è insieme anche la cosa in sé stessa, o la
cosa in sé stessa in quanto essa è insieme anche il puro pensiero. Nella posizione chiusa del saper
assoluto la cosa in sé si fa trasparente”. (La scienza della logica)
La cosa in sé, soprattutto quella hegheliana, trasparente non lo è sempre: piuttosto, può risultare indigesta e pesante come… una pizza.
Ma in filosofia, come in cucina, spesso il risultato vale la fatica quindi…Ecco a voi una ricetta un po’ pesante ma che vi darà sicuramente soddisfazione!
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LA PIZZA MARGHERITA
350 gr di farina
110 ml bicchiere di acqua tiepida
25 gr. di lievito
40ml di olio evo
350 gr. di mozzarella o fiordilatte
450 gr. passata di pomodoro
40 gr. parmigiano grattugiato
4 foglie di basilico fresco
gr. 8 sale
Impastare la farina con il sale e con l’acqua in cui avete sciolto il lievito fino ad ottenere una pasta
morbida ed elastica. Raccoglietela a palla, mettetela in una ciotola, copritela con un telo. Fatela
lievitare circa un’ora e mezza. Spianate la pasta con mattarello, fin ad avere un forma
tondeggiante, ungetela con un po’ di olio, distribuite la passata sulla superficie, cospargete di
mozzarella o fiordilatte a pezzetti ben sgocciolati, se volete aggiungete il parmigiano. Coprite con
il telo e fate lievitare per un’altra mezzoretta. Condite con il rimanente olio e infornatela per 25
minuti a 220 °. Unite le foglie di basilico un minuto prima di sfornare e servitela calda.
Autrice: Giovanna Borrello

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