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IL TRAMONTO DEGLI IDOLI. FAQ N.3

 FAQ3. IL COUNSELING FILOSOFICO E LA CONSULENZA FILOSOFICA SONO LA STESSA COSA?


Nel mondo: 
Sì. Non esiste differenza tra “counseling filosofico” e “consulenza filosofica”. Piuttosto esistono diverse declinazioni e interpretazioni della Philosophische Praxis,  della Philosophy Practice e del Philosophical Counseling.

In Italia: 
No, non sono la stessa cosa. Tuttavia il counseling filosofico e la consulenza filosofica condividono aspetti fondamentali e costitutivi della propria identità professionale (vedi sotto).

Pragma è nata dall’unione di counselor e consulenti filosofici di seconda generazione che hanno avuto l’onere e l’onore – attraverso i propri progetti, le proprie pubblicazioni e il proprio decennale lavoro – di traghettare le Pratiche Filosofiche da disciplina a professione. Le seguenti considerazioni nascono quindi in seno a questa realtà di lavoro comune, di dialogo e di scambio interdisciplinare oltre che di confronto con la letteratura, la storia e i protagonisti del Movimento delle Pratiche Filosofiche a livello nazionale e internazionale.

Pragma rimane aperta a eventuali integrazioni che vorranno essere fornite da parte dei Soci e delle Socie o di altri Counselor/Consulenti Professionisti. 

Gli aspetti comuni

1) Sono entrambe forme di filosofia in rapporto (Achenbach)
2) Si svolgono entrambe prevalentemente nella forma di colloqui individuali
3) Per entrambe non è il sostantivo (counseling/consulenza) ma l’aggettivo (filosofico/a) a definire la reale “sostanza” della propria attività. Counseling/consulenza indicano semplicemente la forma del colloquio individuale.
4) Tanto la formazione in consulenza filosofica quanto in counseling filosofico rappresentano un lavoro filosofico personale, che rende capaci di vivere filosoficamente innanzitutto le proprie esperienze esistenziali 
5) Condividono fondamentali metodi e strumenti della filosofia e del pensiero critico che entrano in gioco nel rapporto, sostenendo il dialogo comune. Essi vengono utilizzati in modo competente, puntuale e al tempo stesso creativo e sono in prevalenza: 

Argomentazione
Dialettica
Dialogica
Approccio nomotetico
Controdiairesi
Diairesi
Dimostrazione per assurdo
Dubbio
Ermeneutica
Eudemonismo
Fenomenologia
Logica (deduzione, induzione, sillogismo, apodittica, sintesi)
Metodo scientifico (euristica)
Metodo socratico (maieutica, ironia)
Metodo analitico (analisi del linguaggio)
Metodo zetetico
Rasoio di Occam
Metodo scettico (antitetikè dynamis-contrapposizione dei contrari, epochè-sospensione del giudizio)
Retorica senza finalità meramente persuasive (uso di metafore, esempi paradigmatici, chiarezza espositiva, attenzione al legame parola-emozione)
Tecniche filosofiche d’ascolto 
[elenco parziale]

6) Utilizzano entrambi ma meno frequentemente:
Esercizi “spirituali” desunti dalla tradizione filosofica ellenistica
Esercizi di riflessione sui testi

7) Escludono entrambi dai propri strumenti e metodi, sebbene anch’essi di tradizione filosofica:
La persuasione
L’eristica
La retorica finalizzata alla persuasione e all’acquiescenza 
In generale tutti quegli strumenti logico-argomentativi volti alla manipolazione del discorso

8) Entrambi:

Riconoscono di essere d’aiuto all’utente
Accolgono la richiesta di aiuto o sostegno dell’utente in difficoltà
Approfondiremo questo aspetto nella FAQ4. Qui ci limitiamo ad anticipare che l’attività di counselor/consulenti filosofici è evidentemente un “aiuto” ovvero letteralmente “opera che si presta in favore di qualcuno in difficoltà” (Dizionario Garzanti). Tale opera è filosofica sia perché si avvale dei metodi e degli strumenti della filosofia sia perché di fatto si traduce in una ricerca consulente-consultante come φρόνησις ovvero la «saggezza» pratica di origine aristotelica, che è appunto il sapere di tipo pratico-morale capace di orientare l’agire alla sua riuscita, vale a dire al bene (v. Gadamer, 1985-1995, vol. I, pp. 317-329).

9) Entrambi condividono una filosofia pratica intesa come cura di sé-nel-mondo e come “esercizio che può attuare la vita felice (eudaimonia) con discorsi e ragionamenti” (Epicuro).
10) Counseling filosofico e consulenza filosofica riconoscono entrambi che la validità dei ragionamenti non dipende soltanto dalla loro forma logica e dalla verità delle premesse ma anche dal legame intessuto con i vissuti della persona. Gli argomenti logici meramente astratti sono incapaci di coinvolgere i consultanti nella pratica e risultano quindi filosoficamente difettosi
11) Approfondiscono entrambi la riflessione intorno a diverse aree della filosofia personale di ciascuno, da sempre oggetto d’indagine della filosofia: ontologia, gnoseologia, etica, estetica, politica.
12) Condividono un filosofare non sapienziale e non rigidamente vincolato a SuperVerità o dogmi
13) Condividono un filosofare non puramente teoretico, bensì orientato alla praxis, già riconosciuto nell’antichità come phronesis
14) Non sono –  in quanto filosofia – la psicologia, né la psicoterapia, né la psicoanalisi (vedi FAQ5).
15) Non sono – in quanto filosofia – forme di counseling psicologico né di counseling di tipo rogersiano centrato sul cliente (vedi FAQ 6).
16) Il counselor/consulente filosofico non è un educatore professionale né uno psicopedagogista
17) Il counselor/consulente filosofico è un filosofo ovvero una persona che esercita la ragione per indagare problemi fondamentali attraverso l’arte dell’argomentazione. 
Vi sono molti modi di filosofare (Es.metafisico, pratico, retorico-persuasivo ecc.). Il counselor/consulente filosofico è dedito ad una filosofia pratica che ha la peculiarità di costruire i propri ragionamenti insieme al consultante e di metterli costantemente alla prova dell’esperienza vissuta.
18) Considerano la sofferenza come elemento costitutivo dell’umana esperienza nel mondo e non mirano alla diagnosi e alla cura di sintomi patologici ma accompagnano il consultante alla comprensione di sé e alla cura di sé-nel-mondo per far fronte alla costitutiva fragilità esistenziale 
19) Condividono lo sviluppo di competenze relazionali ed umane, per affrontare il rapporto con il consultante con sensibilità, rispetto, empatia (in senso scettico, v. Filosofia del Benessere, 2010).
20) Collaborano entrambi con le altre e differenti relazioni d’aiuto per promuovere nelle persone una più ampia consapevolezza di sé-nel mondo-con altri.
21) Assumono come propri i principi etici e deontologici di: rispetto (re-spectum), beneficialità (fare il bene), non maleficenza (non fare intenzionalmente il male), autonomia del consultante.
22) Si affidano ad un preciso codice deontologico.

Le differenze

Consulenza e counseling filosofico differiscono per alcuni elementi che tuttavia Pragma reputa incapaci di giustificare una dicotomia rigida tra le due professioni e di pregiudicare la reciproca collaborazione su obiettivi comuni:

Il counseling filosofico italiano prevede nella sua formazione anche l’acquisizione di abilità e competenze del counseling fenomenologico-esistenziale. 
Approfondiremo nella FAQ 6 il motivo per cui tali competenze non inficiano l’attività filosofica del counselor filosofico, ma la sostengono.
La consulenza filosofica italiana storicamente* ha insistito maggiormente sulla propria differenza dalle relazioni d’aiuto che sulle affinità, al contrario del counseling filosofico, che ha aperto un dialogo più ampio con il counseling e le psicologie (in particolare ad orientamento fenomenologico-esistenziale). 

Pragma non considera come consulenza filosofica o counseling filosofico in senso professionale l’attività che si configuri esclusivamente o prevalentemente come pura teoresi**. 

Esamineremo ancor meglio tutti questi argomenti nella Faq n.4: Consulenza e Counseling filosofici sono relazioni d’aiuto?




*
Per un approfondimento storico vedi l’articolo di Luca Nave pubblicato sull’ultimo numero di una delle più prestigiose riviste internazionali di Pratiche Filosofiche: Hacer, Università di Siviglia. A giugno uscirà su http://poireview.com/  nella versione italiana.

**
La teoresi è “un’attività speculativa, non intesa a finalità e applicazioni pratiche” (Treccani). Vogliamo precisare che tale attività è nobilissima e rappresenta una delle massime espressioni della filosofia. Molti di noi la coltivano quando fanno ricerca.
Tuttavia la filosofia pratica, l’etica e le pratiche filosofiche fin dall’antichità non sono riconducibili alla teoresi pura. A maggior ragione ciò vale per la consulenza filosofica e il counseling filosofico, laddove la teoria è costantemente messa alla prova dell’esperienza vissuta dal consultante in un continuo movimento dalla teoria alla prassi esistenziale e ritorno.
La filosofia pratica e l’etica sono state storicamente assorbite tra le attività teoretiche solo quando non si è inteso ricercare il vero, il buono, il giusto in rapporto agli uomini e alla loro vita concreta bensì teorizzare il Vero, il Buono, il Giusto come verità eterne “in sé”, cui la vita umana deve poi adeguarsi (Es. etica platonica, cristiana, idealista). 
Nella consulenza e nel counseling filosofici invece la riflessione viene sempre messa alla prova dell’esperienza e non vi è intenzione di piegare l’esperienza alla teoria, secondo una tradizione che va dalla phronesis di Aristotele alla Filosofia Pratica  tedesca del Novecento (di cui la Philosophische Praxis è in parte erede) nonché alla grande maggioranza delle etiche contemporanee.

Autori:
Maddalena Bisollo 
Luca Nave 

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