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Il Leader Filosofo nelle organizzazioni complesse – Di Sara Labanti

Stiamo assistendo ad un importante cambio di paradigma che investe la figura del Leader.

Al Leader sono richieste abilità nuove sempre meno connesse all’esecuzione e sempre più connesse alla riflessione e all’ideazione.

Il Leader non è chi impartisce ordini sulla base di verità apodittiche, piuttosto deve sapere prendere decisioni in modo autonomo, valutare l’opzione migliore in base al contesto, prevedere possibili scenari futuri e inoltre supportare il proprio team nello sviluppare le stesse attitudini di proattività, autonomia, imprenditorialità.

Ora, questo cambio di paradigma mostra una convergenza virtuosa con la filosofia che ci dà dei preziosi strumenti per affrontare le sfide della complessità.

La filosofia insegna ad agire, non a parlare.” Seneca

Non a caso, con l’avanzare dell’innovazione tecnologica la figura del consulente filosofico è sempre più richiesta dalle aziende. Negli Stati Uniti è nata quindi la figura del Chief Philosophy Officer partendo dalla consapevolezza che al di là delle macchine ci deve sempre essere un cervello che pensa.

Quindi voglio partire in particolare dalla Leadership per mostrare il valore pratico della filosofia.

Un Leader moderno che ha abbandonato il paradigma del Command & Control e che è consapevole di muoversi in un mondo complesso deve in particolare sviluppare competenze legate a 3 assi:

  • Pensiero
  • Azione
  • Relazione

Pensiero

Nelle organizzazioni ci si trova spesso a interfacciarsi con dilemmi e trade off come per esempio:

  • focus sulla performance vs. focus sulla persona
  • profitto vs. sostenibilità socio-ambientali

Come affrontare queste situazioni?

Serva la pratica riflessiva, da sempre appannaggio del fare filosofia, che non consiste semplicemente nel riflettere su ciò che si è fatto (cioè l’osservazione su un fatto passato), quanto piuttosto riflettere in modo “meta” sui propri processi cognitivi, sul proprio modo di pensare.

La filosofia ci aiuta a PENSARE BENE: sviluppare la ridondanza cognitiva, cioè la capacità di includere punti di vista diversi, il farsi domande, l’andare oltre l’ovvio e la prassi.

Anche a fronte di algoritmi e Big Data la filosofia è quella leva che permette al Leader di saper andare oltre quello che predicono i dati stessi per immaginare qualcosa che ancora non c’è e poi implementare una strategia per attuarlo.

Azione

Un elemento fondativo dell’essere Leader è proprio la sua capacità di trasformare pensiero in azione e quindi la capacità decisionale.

Ma quali sono i criteri con cui prendiamo le decisioni?

Da Socrate in poi la filosofia è stata una ricerca su cosa è il bene. E credo che ogni Leader nell’esercizio del suo ruolo di decisore, assegnatore di obiettivi, deliberatore di norme abbia delle idee su cosa sia buono e giusto (idee spesso implicite).

Spesso l’idea di buono e giusto in azienda si schiaccia su ciò che funziona o ciò che produce un risultato.

A volte si rischia di perpetuare dei comportamenti che risultano efficaci ma non sono orientati al bene comune. Oppure sono orientanti solo al bene singolare senza tenere conto di quello plurale (ad esempio: questa soluzione adottata che impatto ha avuto sugli altri, sul pianeta etc.?)

La filosofia aiuta a sviluppare la capacità di giudizio che ci permette di AGIRE BENE in assenza di dati lampanti o di un percorso.

Relazione

Il Leader nelle organizzazioni si identifica sempre di più nella figura di un coach, perché il suo compito è far emergere il potenziale dei propri collaboratori. Non dare la “pappa pronta” ma far partorire i pensieri come un’ostetrica. Si tratta del buon vecchio metodo socratico della maieutica.

La maieutica del coach come quella del filosofo si basa sulla pratica del dialogo.

Prima di Platone i filosofi tendevano a non scrivere per evitare che la conoscenza venisse cristallizzata in qualcosa di statico e sapevano che questa è innanzitutto frutto di una ricerca attraverso il dialogo.

Quanto ci servirebbe questa consapevolezza nel gestire le riunioni con i collaboratori? Riunioni che a volte rischiano di essere una mera trasmissione di informazioni e di azioni da compiere.

Se un Leader vuole davvero essere un facilitatore e un supporto del proprio team dovrà inevitabilmente imparare a dialogare. Nel fare questo dovrà mettere da parte le proprie convinzioni, le proprie visioni del mondo, fare epoché (sospensione del giudizio) per poter praticare un vero ascolto.

Solo così si consoliderà una vera affettivo-educativa (come quella tra maestro e allievo) che aiuta il collaboratore a diventare sempre più autonomo e responsabile.

Il Leader che incentra la sua pratica manageriale sul dialogo con gli altri è capace quindi di RELAZIONARSI BENE

Conclusioni

Nel paradigma della complessità il ruolo del Leader viene rivestito di un nuovo senso. In questa veste la filosofia aiuta il Leader a pensare bene, agire bene e relazionarsi bene.

 

 

 

 

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