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Il giardiniere del mondo: Pratiche filosofiche e creative nel giardino. Diana Marcheschi.

 

giordino


“Fate giardini! Veri giardini, naturalmente, luoghi indomiti, fuorilegge… Tracciate il vostro disegno sulla faccia della Terra, che si presta sempre volentieri ai sogni dell’uomo, piantate un giardino e prendetevene cura. E proteggete anche quelli che restano e resistono, i vecchi luoghi abitati dalle piante che arrivano da lontano e continuano a sognare nonostante l’insensato baccano che li circonda. Lavorate con i poeti, i maghi, i danzatori e tutti gli altri artigiani dell’invisibile per rimettere al suo posto il mistero del mondo.”

(Jorn de Précy,2012, pg.120)


Dopo il carnevale dovevo iniziare i nuovi gruppi di pratiche filosofiche in natura. La Tuscia, alto Lazio, è un’oasi tra laghi, fiumi, colline di ulivo, boschi di querce, lecci, noccioli, castagni, faggi, tipiche piante e arbusti del centro Italia Tirrenico e siti etruschi. Poi la quarantena, durante la quale è aumentata l’esigenza di stare in natura. Chi aveva l’orto o un bosco era fortunato. Poi è arrivata una sorpresa, alcuni proprietari che avevano giardini terrazzati ma non il tempo per curarli, hanno offerto gli spazi in comodato d’uso. Così per molti di noi è nata un’opportunità di iniziare questa esperienza di condivisione e dialogo nei giardini. Da maggio la natura è divenuta la nostra guida e quando il giardino ha cominciato ad essere come una cornucopia sono arrivate le prime visite talvolta anche da animali selvatici. Da luglio, nel momento in cui gli orti e i giardini erano davvero meravigliosi, amici e colleghi sono arrivati in visita per passare una giornata tra un picnic, riflessioni, arte e semplicemente stare in natura. La pratica quotidiana nel giardino non tende solo ad un fine materiale, ma è accompagnata da una parte contemplativa, filosofica attraverso il silenzio, l’ascolto, la leggerezza l’utilizzo di un’intelligenza del cuore. E’ anche ricerca e studio in divenire. Come dicevano i monaci: Ora et labora, lege, lege et relege. Invenies.

Il filosofo giardiniere islandese Jornn de Précy, vissuto tra il 1837 e 1912, descriveva il giardino come luogo di disobbedienza civile, come luogo di dialogo con se stessi e con la natura, tra spirito e natura.  La sopravvivenza dei giardini, dei boschi, della natura significa sopravvivenza per l’umanità perché il giardino è un luogo sacro. Nella sua opera “E il giardino creò l’uomo”, proponeva come forma di ribellione il giardinaggio. Una Rivoluzione basata sul principio dell’educarsi alla sensibilità, alla consapevolezza di sé e dello sconosciuto. Questa pratica fondeva un’attitudine all’ ascolto della natura, la voglia di conoscerla nei suoi aspetti biologici e spirituali e l’atto di astensione al controllo e dominio della stessa. Per questo il giardino selvatico, dove le piante spontanee potevano essere conosciute e accostate sinergicamente dal giardiniere, è un ripensare ai rapporti.  Il manifesto dell’uomo giardiniere del mondo parla della passione e dell’anima che impieghiamo quando agiamo nel mondo. Come è salutare quel desiderio di un dialogo profondo con se stessi, sentire un senso di appartenenza al regno naturale e appartenenza ad una comunità (anche una minoranza) che ci rappresenta. Un rapporto tra uomo e pianeta visto come vasto giardino.

 Nell’articolo di marzo ho parlato del concetto Genius loci e anima del luogo adesso per completare il cerchio invito i lettori ad immaginare in che modo ogni individuo potrebbe iniziare a mettere in pratica l’ascolto e la pratica dell’anima del luogo. In molte culture arcaiche esistevano i guardiani dei luoghi. In Amazzonia, per fortuna, anche se in pericolo di estinzione, ancora esistono.

Come le pratiche filosofiche incontrano la natura?

Per giardino, specifico, che intendo vari spazi, sia privati che liberi in natura tra cui l’orto, le foreste, i parchi e molti altri. I due laboratori che sto portando avanti da anni e mutano e migliorano attraverso il contributo dei partecipanti, sono il laboratorio dei pellegrini e l’albero delle narrazioni. Il primo sì è sempre svolto in natura dal 2016 presso parchi, oliveti, boschi. Si basa sulla riflessione di tematiche tra cui: Il viaggio, il senso del sacro, la saggezza, l’ascolto, l’espressione, il dialogo, la trasformazione e la bellezza. Nella prima condivisione con il gruppo si parte da alcune domande basilari e la prima di solito è: “Che significa vivere secondo natura?”. Lo stare insieme prevede vari momenti, trekking filosofico, picnic, raccolta piante selvatiche commestibili, stare in cerchio e dialogare. Una delle finalità è la creazione di una compagnia filosofica citando le parole di Ran Lahav. Dopo del tempo la compagnia passa alla fase successiva ovvero al Laboratorio l’albero delle storie. Si condivide la costruzione di un campo base o luogo sacro nei pressi di un cerchio di alberi. Stavolta il luogo diviene uno spazio per far emergere l’espressività e la creatività della compagnia. Ogni incontro parte con qualche momento dedicato a pratiche introspettive tra cui la pratica esserci con la pianta, durante la quale ogni partecipante si prende il proprio tempo per fare silenzio dentro e osservare la particolarità di una certa specie botanica. Poi Partendo da uno stimolo condiviso: poesie, citazione filosofiche, immagini o disegni, ricordi, foto o immagini tratte dai sogni; i partecipanti elaborano una piccola narrazione working progress. Gli argomenti di solito emersi sono stati: Radici, nutrimento, albero, anima mundi, anima del luogo. L’ultima fase prevede il raccontare la propria storia attraverso vari linguaggi artistici: Il cantastorie, La pantomima con aiuto di altri, la poesia, le canzoni e la danza. Una partecipante, dopo il laboratorio di luglio, ha condiviso con il piccolo gruppo:” Sento questi luoghi davvero sacri, tutte le volte è come viaggiare nel tempo, per poi ritrovarmi e capire meglio cosa veramente è importante per me adesso”

Vi invito, a riflette, dialogare e fare pratica in natura per vedere piccoli cambiamenti nella vita di tutti i giorni. Queste poche righe sono anche un racconto di come stiamo cercando di trasformare un sogno, una visione in un progetto condiviso.


Bibliografia

Jorn de Précy, E il giardino creò l’uomo, Adriano salani editore – Milano, 2019

Masanobu Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia, Libreria editrice fiorentina, Firenze 2020

Schelling, Sistema dell’idealismo trascendentale, Bompiani, Milano 2006

James Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano 2012

Pallada, Antologia Palatina, XI 349, Enauidi editore, Milano 2006

Ran Lahav, Manuale della compagnia filosofica, Loyev Books, Vermont U.S.A 2016

Massimo pagliucci, Gregory Lopez, stoicismo: esercizi spirituali per un anno, Garzanti, Milano 2020

Italo calvino, Lezioni americane, Mondadori, Verona 2003

Bruno Munari, Fantasia, Ed. Laterza, Roma-Bari 2003

 

Autrice: Diana Marcheschi, professionista delle pratiche filosofiche Pragma, Dottoressa in filosofia e Psicologia. Studio di pratiche filosofiche al chiuso e in natura. sono mossa da una grande passione per l’esplorazione del mondo e dell’animo umano. Ricercatrice freelance.

 

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