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Bullismosofia. Cronaca dei corsi di formazione di filosofia per prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo

“Massacrato con una raffica di pugni in pieno volto mentre il branco si godeva lo spettacolo di inaudita violenza, prima di postare il video sui social”.

Questo è solo un esempio recente, emblematico, di cyberbashing – un sottogenere di cyberbullismo che consiste nel riprendere un’aggressione per poi postare il filmato sui social network – la cui caratteristica principale risiede nella risonanza, rapida e irrefrenabile, dell’episodio violento nell’universo del web, che rafforza e rende incontrollabile la violenza stessa.

Nel 2020, anche a causa della pandemia Covid19, sono aumentai i reati legati a internet e al cyberbullismo: “118 i minori denunciati all’Autorità Giudiziaria per condotte delittuose riconducibili al fenomeno del cyberbullismo e 412 i casi complessivamente trattati. […] I più colpiti sono stati i più piccoli: bambine e bambini sotto i 10 anni sono quasi raddoppiati, passando da 28 nel 2019 a 52 nel 2020” (Report Polizia di Stato, 2021).

Si consideri, poi, che il 60% di ragazzi e ragazze tra i 13 e i 23 anni ha subito atti di cyberbullismo sui social; il 68% ha assistito a episodi simili e il 42% ha subito violenza psicologica dai propri coetanei. Sei ragazzi su dieci non si sentirebbero sicuri nelle loro interazioni sui social network (Dati dell’Osservatorio Terres des Hommes, in collaborazione con ScuolaZoo).

Al fine di contrastare il fenomeno sono state stilate le “Linee di Orientamento 2021 per la prevenzione e il contrasto del Bullismo e Cyberbullismo” 8 https://www.istruzioneer.gov.it/2021/03/05/linee-di-orientamento-prevenzione-e-contrasto-bullismo-e-cyberbullismo-2021/destinate alle scuole, con indicazioni di strumenti utili e buone pratiche alla lotta anche attraverso la Piattaforma Elisa della Polizia.

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Di fronte a quella che si deve considerare, a tutti gli effetti, una vera e propria emergenza sociale, cosa può fare la filosofia? Una disciplina considerata come astratta, astrusa e distante dai problemi reali che le persone affrontano nella vita quotidiana, cosa potrà mai fare o dire in merito a un fenomeno tragico che sta dilagando nelle scuole di tutta Italia a partire dagli istituti primari? Questa è la domanda e insieme la sfida che abbiamo raccolto organizzando il corso di formazione per insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado intitolato “Bullismosofia. Contrastare abusi e discriminazioni con l’uso del pensiero critico, creativo e valoriale”, realizzato in due edizioni nell’anno scolastico 2020/2021 grazie a un finanziamento della Regione Piemonte riservato proprio alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo.

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Gli studi scientifici sul bullismo, che risalgono agli anni Settanta del Novecento (lo psicologo Dan Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, è un pioniere), sono dominati da un approccio prevalentemente psicologico, mentre i filosofi hanno affrontato l’argomento solo en passant e non hanno mai pensato di intervenire nei luoghi dove esiste il fenomeno, sporcarsi le mani per fare qualcosa di concreto per capire, aiutare a comprendere e quindi contrastare il fenomeno.

Il nostro obiettivo didattico non era tanto spiegare agli insegnanti che cosa sia il bullismo da un punto di vista filosofico quanto piuttosto aiutarli a riflettere filosoficamente sul problema e offrire loro strumenti filosofici per contrastarlo. Abbiamo certamente indagato, nella parte teorica, il bullismo quale un fenomeno culturale che può sorgere e dilagare solo in una società che abbraccia determinati valori e stili di vita ed è impregnata di stereotipi e pregiudizi abilisti, sessisti, omofobici e razzisti che bambini e adolescenti spesso assorbono senza il filtro di un pensiero critico e consapevole, ma il nostro pricipale obiettivo non era tanto parlare di filosofia ma fare filosofia sul bullismo.

Dalla nostra Tool Box delle Pratiche Filosofiche abbiamo estratto il Dialogo Socratico per ricercare una definizione condivisa di bullismo sulla quale poi esercitare le nostre riflessioni, il Cine Philò per porsi insieme fondamentali domande nate dalla visione del cortometraggio proposto (Senza ritorno), quale condizione per trovare tutti insieme le risposte, e il Laboratorio dell’Empatia Radicale (Em.Pa.Ra.) che ha permesso di sperimentare l’empatia e l’assenza di empatia (intesa come capacità di pensare con i pensieri degli altri, oltre che di provare le loro emozioni) alle prese con un dilemma morale che squarcia le coscienze.

Come scriveva Pierre Hadot (Esercizi spirituali e filosofia antica), l’obiettivo della filosofia non è tanto informare ma formare gli animi attraverso metodi e strumenti che possono trasformare la propria visione del mondo e incidere sulla propria filosofia personale. In questo modo i partecipanti al corso, oltre ad acquisire informazioni aggiornate sui diversi tipi di bullismo e sulle diverse strategie per contrastarlo, hanno messo in gioco la propria visione del problema, le proprie esperienze e credenze, grazie a metodologie filosofiche che potranno replicare nei loro gruppi-classe.

Ogni Pratica Filosofica proposta ha una sua metodologia precisa che può essere acquisita e replicata con ogni tipo di utenza. In questo senso non ci stancheremo mai di ripetere che praticare la filosofia non significa parlare dei filosofi né intrattenere i partecipanti con chiacchierate dal tono vagamente filosofico. Per fare filosofia con i bambini, gli adolescenti e gli insegnanti, come in ogni altro ambito di applicazione della filosofia che diventa pratica e che intende produrre effetti di trasformazione nelle visioni del mondo delle persone, è necessario studiare la filosofia e la letteratura sulle Pratiche Filosofiche e disporre di metodologie di intervento che non si possono improvvisare.

In questo caso, l’intervento dei filosofi è quanto mai urgente per contrastare il bullismo, poiché gli strumenti argomentativi  e zetetici che può trasmettere sono armi efficaci contro pregiudizi e stereotipi, che agli adolescenti (e non solo) spesso appaiono funzionali alla protezione della propria identità e sono invece gravemente diminutivi della nostra capacità di conoscere.

Inoltre, sappiamo che in adolescenza la consapevolezza che tutto al mondo sia relativo  – nel senso che ciascuno lo vede attraverso il proprio peculiare sguardo, diverso dal mio – può essere fonte di quella che viene definita in psicologia un’ “ansia cartesiana”, accompagnata da dubbi, scetticismo, disorientamento ed emozioni negative (S. Canali, Regolare le emozioni, Carocci, 2021).

“I ragazzi possono talvolta preferire l’isolamento e finire preda della solitudine; scegliere il distacco emotivo dalle altre persone; vivere il timore dell’impossibilità della comprensione con gli altri; vedere acuiti eventuali sentimenti di incertezza e precarietà” che possono condurre anche a sviluppare veri e propri disturbi del comportamento (Ibidem).

Per questi motivi un approccio filosofico appare fondamentale e assai indicato, dal momento che proprio l’origine di tanta parte del malessere adolescenziale ha a che vedere con una forma di ansia filosofica, che deve essere affrontata con specifici strumenti.

Senza contare che importanti studi dimostrano che i cosiddetti bulli dimostrano un alto grado di “machiavellismo”, ovvero tendono a giustificare razionalmente la manipolazione degli altri, il cinismo, l’inganno, i comportamenti sleali, il danno agli altri quando ciò sia utile o favorisca il raggiungimento di un obiettivo personale desiderato. Come Niccolò Machiavelli, il quale nel Principe aveva scritto che in politica ‘il fine giustifica i mezzi’, gli individui prevaricatori, violenti, i giovani bulli sembrano giustificare, in una misura superiore alla media, le persone che causano danno agli altri per ottenere ciò che vogliono o quelli che ingannano per raggiungere un obiettivo. In modo analogo, questi soggetti si sentono in accordo all’idea che in fondo tutti sono disposti a commettere un atto immorale o illegale quando favorisce un interesse personale.

Impossibile a questo proposito non vedere anche nella cultura contemporanea una radice importante di una simile visione delle cose e delle relazioni. Occorre allora che agli insegnanti e agli altri caregiver siano forniti strumenti filosofici adeguati a sostenere gli adolescenti di fronte a problemi che investono questioni valoriali, etiche ed esistenziali, aiutandoli ad orientarsi in un mondo e in una società in continuo cambiamento.

Infine, vorremmo ringraziare i/le 42 docenti che hanno partecipato alle due edizioni di Bullismosofia, il dottor Roberto Lala per i suoi interventi sul bullismo abilista e sessista/transfobico, la dottoressa Patrizia Enricci Baion e il CE.SE.DI. – Centro Servizi Didattici della Città Metropolitana di Torino per la perfetta organizzazione e i funzionari della Regione Piemonte che hanno intravisto nella filosofia una disciplina utile per contrastare il bullismo e il cyberbullismo.

Torneremo il prossimo anno scolastico riproponendo il corso base e un corso di secondo livello, come richiesto dai partecipanti, con nuove Pratiche Filosofiche e nuove metodologie per filoso-fare con loro. Rimandiamo gli interessati al sito del CE.SE.DI. A settembre uscirà il nuovo catalogo e si apriranno le iscrizioni per le nuove edizioni del corso. http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/cesedi

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Articolo di: Luca Nave e Maddalena Bisollo

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